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mercoledì 17 febbraio 2010

Giorno d'arte


Ciaoo.. ieri sono andata ad una mostra di pop art alla Triennale di Milano, che rimarrà fino fino il 30 di maggio, successivamente la mostra a luglio verrà trasferita al Ludwig Museum di Colonia, e rimarrà aperta al pubblico fino al 3 ottobre.
Mostra di Roy Lichtenstein, se non vi intendete d'arte probabilmente il suo nome non vi dirà nulla.. ma scommetto che riconoserete questa foto:

Fumetti.. si sii, all’inizio degli anni sessanta Roy Fox Lichtenstein comincia a produrre dipinti ispirati ai fumetti o ad altre immagini di largo consumo, comprese le riproduzioni di celebri capolavori d’arte.

Principalmente alle sue immagini tratte dal mondo dei fumetti: vignette originali ingrandite a dismisura e riproposte sotto formato di fumetto gigante. Al contrario di quanto possa sembrare, le opere di Lichtenstein sono vere e proprie tele dipinte, mentre l'effetto della puntinazione estremamente regolare, tipica della retina tipografica del fumetto, è stato ottenuto per mezzo di una griglia forata.

Lichtenstein rappresenta quel filone della Pop Art, le sue rappresentazioni non miravano ai cittadini degli anni cinquanta/sessanta, dove si aveva un certo benessere economico..si fermava a contemplare quanto una frase, una stanza, una situazione potessero essere semplificate nei colori acrilici del fumetto a differenza Andy Warhol si concentrava sulla ripetizione ossessiva della stessa immagine (esempio classico quello di Marilyn Monroe).

La mostra è divisa in aree tematiche che vanno dagli anni Cinquanta agli anni Novanta e che si rifanno al Cubismo, al Futurismo, al Modernismo degli anni ‘30, all’Espressionismo…

Ci sono anche le opere ispirate da Paul Klee di Pica
sso: «In questa fase della sua produzione l’artista mescolava il modernismo proveniente dall’Europa con i vernacoli della storia e della cultura americana: gli indiani e il Far West, le scene di vita dei pionieri alla conquista delle terre, gli eroi e i cow-boy», sottolinea Mercurio.
Il periodo degli anni Sessanta invece, è contraddistinto dalla rielaborazione di opere di Picasso, Matisse, Monet, Cèzanne, Mondrian, Dalì: «È un modo per riportare la dimensione ineffabile della pittura a quella di “oggetto stampato” e commercializzato. Il lavoro di Lichtenstein non è mero citazionismo o volontà di reinterpretare l’arte del passato, ma di una riappropriazione e trasformazione in chiave Pop dei moduli dell’architettura greca, delle pitture etrusche, del segno barocco», sottolinea il curatore della mostra.

Ed in fine chiudo con una delle immagini che mi è piaciuta di più.. se vi dovesse capitare di trovarmi a Milano.. davvero è una mostra che vale, ve la consiglio ;)

Roy Lichtenstein, Preparedness, 1968.


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