Ciaoo.. ieri sono andata ad una mostra di pop art alla Triennale di Milano, che rimarrà fino fino il 30 di maggio, successivamente la mostra a luglio verrà trasferita al Ludwig Museum di Colonia, e rimarrà aperta al pubblico fino al 3 ottobre.
Mostra di Roy Lichtenstein, se non vi intendete d'arte probabilmente il suo nome non vi dirà nulla.. ma scommetto che riconoserete questa foto:

Fumetti.. si sii, all’inizio degli anni sessanta Roy Fox Lichtenstein comincia a produrre dipinti ispirati ai fumetti o ad altre immagini di largo consumo, comprese le riproduzioni di celebri capolavori d’arte.
Principalmente alle sue immagini tratte dal mondo dei fumetti: vignette originali ingrandite a dismisura e riproposte sotto formato di fumetto gigante. Al contrario di quanto possa sembrare, le opere di Lichtenstein sono vere e proprie tele dipinte, mentre l'effetto della puntinazione estremamente regolare, tipica della retina tipografica del fumetto, è stato ottenuto per mezzo di una griglia forata.
Lichtenstein rappresenta quel filone della Pop Art, le sue rappresentazioni non miravano ai cittadini degli anni cinquanta/sessanta, dove si aveva un certo benessere economico..si fermava a contemplare quanto una frase, una stanza, una situazione potessero essere semplificate nei colori acrilici del fumetto a differenza Andy Warhol si concentrava sulla ripetizione ossessiva della stessa immagine (esempio classico quello di Marilyn Monroe).
La mostra è divisa in aree tematiche che vanno dagli anni Cinquanta agli anni Novanta e che si rifanno al Cubismo, al Futurismo, al Modernismo degli anni ‘30, all’Espressionismo…
Ci sono anche le opere ispirate da Paul Klee di Pica

sso: «In questa fase della sua produzione l’artista mescolava il modernismo proveniente dall’Europa con i vernacoli della storia e della cultura americana: gli indiani e il Far West, le scene di vita dei pionieri alla conquista delle terre, gli eroi e i cow-boy», sottolinea Mercurio.
Il periodo degli anni Sessanta invece, è contraddistinto dalla rielaborazione di opere di Picasso, Matisse, Monet, Cèzanne, Mondrian, Dalì: «È un modo per riportare la dimensione ineffabile della pittura a quella di “oggetto stampato” e commercializzato. Il lavoro di Lichtenstein non è mero citazionismo o volontà di reinterpretare l’arte del passato, ma di una riappropriazione e trasformazione in chiave Pop dei moduli dell’architettura greca, delle pitture etrusche, del segno barocco», sottolinea il curatore della mostra.
Ed in fine chiudo con una delle immagini che mi è piaciuta di più.. se vi dovesse capitare di trovarmi a Milano.. davvero è una mostra che vale, ve la consiglio ;)


